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La pietra verde


Associazione "La Pietra Verde"

Sede Legale: via Roma, 1 - Brignano Frascata (AL)
Sede Operativa: Casa Ponte, 7 - Val di Nizza (PV)

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Sabato 04 Settembre 2010

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Le più belle immagini di Pierluigi Casanova direttamente dalle nostre escursioni: arte e poesia.

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Progetto "Il fiume che vorrei"

Il progetto “Il fiume che vorrei. Percorsi di scoperta, conoscenza e protezione del Ticino e del suo Parco” nasce dalla consapevolezza che per poter formare i giovani al rispetto e alla tutela attiva dell’ambiente occorra partire alla scoperta del territorio, indagarne specificità, risorse e criticità fino ad arrivare a formulare e mettere in pratica comportamenti ecosostenibili nella vita di tutti i giorni, diventando a tutti gli effetti “Agenti del Ticino” che si impegnano in prima persona e chiedono impegno alle amministrazioni locali per proteggere questa grande risorsa naturale.

Il progetto si articola su tre attività.

  • Agisco per il mio fiume: attività destinata a bambini e ragazzi da 8 a 16 anni che parte dallo studio e dalla scoperta del territorio per arrivare a rendere i ragazzi, come accennato, promotori attivi della sua tutela;
  • Il fiume per i più piccoli che ha come destinatari i bambini da 3 a 8 anni che si basa sulla scoperta dell’ambiente fluviale attraverso il racconto di una favola appositamente creata e successivamente sceneggiata e rappresentata;
  • Il sentiero sensoriale che si discosta da un approccio classico all’educazione ambientale per promuovere una conoscenza della natura non mediata dagli “occhi”, ma che prescinde da loro. I destinatari sono, quindi, sia non vedenti e ipovedenti che possono trovare nel sentiero un’offerta innovativa conoscenze/esperienze ambientali naturalistiche, sia bambini e ragazzi con disabilità psicologiche che potranno sperimentare un modo nuovo di relazione con l’ambiente naturale, sia persone di ogni età normo-dotate che attraverso l’esperienza del sentiero prendano consapevolezza del livello di inquinamento sensoriale a cui sono quotidianamente sottoposte e si impegnino per minimizzarlo.

Il progetto iniziato nel luglio 2008, ha come capofila l’Associazione La Pietra Verde e vede come partner la Provincia di Pavia, l’Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia e il Dipartimento di Ecologia del Territorio dell’Università di Pavia.

Scarica il pacchetto zip con tutte le informazioni!

Scarica da qui sotto le audioguide in formato mp3

Guida 1: Indroduzione

Guida 2: Panoramica

Guida 3: Avvicendamento al sentiero

Guida 4: Il sentiero sensoriale

Guida 5: Gusto

Guida 6: Tatto

Guida 7: Vista

Guida 8: Olfatto

Guida 9: Udito


Il giro degli Essicatoi

dalla Val Borbera alla Valle Spinti

11 aprile 2010

La valle Spinti, posta fra le più note val Borbera e val Vobbia, offre percorsi in grado di porre il turista a contatto con elementi naturalistici, storici e culturali di indiscutibile pregio. Nonostante essa sia facilmente raggiungibile in auto da Arquata Scrivia, esiste un’antica strada, oggi itinerario escursionistico di modesta difficoltà, che collega il comune di Borghetto Borbera con quello di Grondona, in valle Spinti appunto, attraversando un territorio su cui si alternano aspetti naturalistici, storia locale ed architettura religiosa e rurale.

Il tracciato ha inizio a Castel Ratti, frazione di Borghetto Borbera, un borgo di poche case adagiato su un terrazzo fluviale, anticamente originato dal torrente. Un tabellone recante la carta topografica del territorio segna l’inizio del percorso, che procede in moderata pendenza per circa un chilometro e mezzo, raggiungendo un costone, a tratti arido, su cui in primavera hanno luogo vistose fioriture di timo ed orchidee selvatiche: la costa Jamue. Essa  costituisce lo spartiacque fra val Borbera e valle Spinti; svoltando a sinistra e percorrendo la costa verso est per circa un chilometro, si giunge al cospetto di una piccola chiesa campestre, intitolata alla Madonna della Mercede, edificata sulla piccola radura sommitale di un poggio boscoso nel 1854-55, da un tale Ferrarazzo, reduce dalla guerra di Crimea. Soprannominato “il Cosacco” dalla gente del luogo, ancora oggi il piccolo edificio religioso è noto anche con il nome di Cappella del Cosacco.
Un altro chilometro di sentiero ci conduce ad un bivio, dove occorre svoltare a destra, percorrendo la testata di una piccola valletta. Nella penombra del querceto che fa da sfondo al sentiero, è facile avvistare daini e caprioli, allertati dal rumore dei passi. Le rocce che formano questi rilievi, in prevalenza argille e marne, originano qua e là formazioni calanchive, spettacolari forme di erosione a loro peculiari, di marcato valore paesaggistico.
In breve si giunge a Sezzella, meta di una doverosa tappa per osservare il centro storico di questo piccolo borgo ed un essiccatoio ben conservato, posto poco a valle dell’abitato. Riprendendo il sentiero, trenta minuti circa sono sufficienti per scendere a Grondona, il comune capoluogo della valle Spinti. Il centro storico sapientemente ristrutturato, la torre superstite del castello Fieschi – Doria, la pieve romanica di S. Maria Assunta, la chiesetta dell’Annunziata; tutti elementi in grado di catturare l’attenzione anche al turista più frettoloso. Strutture, perlopiù ben conservate, che hanno contribuito in maniera significativa a scrivere la storia di questo territorio. Interessanti aspetti botanici, avvistamento di fauna selvatica, visita a chiese, ed essiccatoi; sembra troppo in una sola escursione. Forse è per questo che, al rientro da questa escursione, è un souvenir davvero particolare quello che si porta a casa: il ricordo di cose che abbiamo visto ed al tempo stesso vissuto, toccandole con mano. Un album di immagini ben impresse nella memoria che, per l’ampia gamma di prospettive, ci restituiscono la suggestione di una giornata trascorsa “al passato”.

Lunghezza dell’itinerario Km 9
Ritrovo a Brignano Frascata ore 8,30 oppure a Castel Ratti frazione di Borghetto Borbera ore 9,15
Si consiglia: scarponcini da trekking, mantellina impermeabile, eventuali macchina fotografica e binocolo, pranzo al sacco.

 



Anello di Camogli

24 gennaio 2010

Il percorso inizia davanti alla stazione ferroviaria dove si segue in lieve discesa Viale Nicolò Cuneo.
In corrispondenza di un’ampia curva si imbocca a sinistra una stretta rotabile che fiancheggia la riva destra del rio Gentile e che prosegue poi con numerose scalinate fino a S. Rocco, frazione di Camogli (le scalinate sono un tratto abbastanza impegnativo del percorso).
Si continua a destra della Chiesa seguendo la stradina fino all’abitato di Mortola, dove questa diventa sentiero. Lo si segue fino ad incontrare a sinistra una mulattiera (due triangoli rossi vuoti) che sale a tornanti nel bosco fino a Sella Toca e poi a destra fino al Semaforo Nuovo.
Ritornati a Sella Toca, si prosegue lungo il bellissimo sentiero balcone sul mare che porta a Pietre Strette, crocevia di percorsi del Promontorio di Portofino.
Si continua lungo l’ampio viale (segnavia cerchio rosso vuoto) fino al bivio di Sella Gaixella ove si segue a sinistra il sentiero che scende in un bosco di castagni e roveri, fino a raggiungere la Cappella del Sacro Cuore.
Dalla Cappella inizia la mulattiera lastricata, fiancheggiata dalle stazioni della via Crucis, che ci riporta a S. Rocco.

Spostamento in treno

Partenza dalla stazione FS di Tortona h 8.24
Partenza dalla stazione FS di Voghera h 8.10
Ritorno da Camogli a Genova Brignole h 16.28 oppure 17.04
Da Genova Brignole h 17.50

Lunghezza km 8
Dislivello mt. 450
Percorrenza ore 4
Difficoltà E

Corso di ornitologia

22 gennaio 2010, Prima lezione del nuovo corso di ornitologia!
Scarica il modulo informativo da qui



Caldirola-Rifugio Orsi-Monte Ebro
Segnavia 106 “Sentiero Orsi”

25 ottobre 2009

Dal parcheggio della Colonia Provinciale di Caldirola m.1079 s.l.m. si imbocca alla nostra sinistra un’ampia strada sterrata che attraversa un bosco di faggi, dopo circa 15 minuti di cammino, la strada sterrata diventa sentiero e svolta alla nostra sinistra salendo bruscamente. Il sentiero prosegue sempre nel bosco fino a giungere alla fontana del Butto, per poi scendere in una conca tra campi e radure fino ad arrivare in pochi minuti al Rifugio Orsi m.1380 s.l.m. Oltrepassato il Rifugio si prosegue in direzione SUD passando vicino alla fontana Pessina inerpicandosi molto ripidamente in una splendida faggeta e dopo circa 40 minuti si raggiungono gli immensi prati del nostro Appennino. Si percorre quindi verso sinistra il crinale spartiacque tra le Valli Curone e Borbera ed in pochi minuti si giunge alla croce sommitale del Monte Ebro m. 1700 s.l.m.

La costruzione del rifugio iniziò nel 1974 per volontà di Ezio Orsi, uno dei Soci del Club Alpino Italiano di Tortona, grande appassionato del nostro Appennino. Il Rifugio è stato totalmente ricostruito in questi ultimi anni, permettendo una ricettività per il pernottamento fino a 16 posti letto, servizio cucina e spazio per il consumo di alimenti e bevande per 40 persone, è gestito dall’Associazione Amici del Monte Ebro in collaborazione con il C.A.I. sede di Tortona che promuove le attività didattico-ricreative mettendo a disposizione degli escursionisti e delle scolaresche la propria struttura ricettiva.
Info: 338.4964613 – 335.7056652 E-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Lunghezza del percorso Km.11 andata e ritorno
Quota di partenza m.1079 Quota di arrivo m.1700
Quota intermedia del Rifugio Orsi m. 1380
Quota massima m.1700

Ritrovo a Brignano Frascata ore 8,30
Si consiglia scarponcini da trekking, felpa, mantellina impermeabile, racchette da trekking e pranzo al sacco.
In caso di brutto tempo l’escursione verrà rimandata.

Info: Riccardo 338.5291405 – Pierluigi 338.4343604 – Paolo 339.5913281




Il sentiero “U Bucalou”
11 ottobre 2009

La val Boreca si trova incastonata tra le valli Trebbia e Scrivia, è forse una delle valli più “selvagge” dell’Appennino ed è dominata dalla maestosa e inconfondibile sagoma del monte Alfeo soprannominato l’Olimpo dell’Appennino. L’omonimo torrente nasce tra i monti Cavalmurone m. 1670 s.l.m., Chiappo m. 1701 s.l.m. e Alfeo m. 1651 s.l.m. per terminare la sua tortuosa corsa nel fiume Trebbia tra i paesi di Traschio e Losso. Impossibile per chi la prima volta scopre questa valle non rimanerne ammaliati; la prima impressione è quella di un luogo rimasto intatto da secoli, dove la natura è la vera e unica protagonista mentre i piccoli segni lasciati dal lavoro dell’uomo come i piccoli borghi e i mulini ad acqua ormai quasi tutti abbandonati si inseriscono perfettamente nell’ambiente che li circonda e addirittura ne arricchiscono e impreziosiscono tutto il paesaggio circostante. Pochissime le strade che la percorrono, la zigzagante provinciale che da Ottone in val Trebbia sale alle Capanne di Cosola, mentre piccole e a volte sterrate stradine collegano i piccoli nuclei ubicati a mezza costa sulle ripide sponde di questa impervia valle.

Proprio a mezza costa, quasi completamente dispersi sul fianco sinistro del torrente troviamo i paesi di Artana e Bogli; Bogli m. 987 s.l.m. è completamente disabitato da non molti anni, è un piccolo villaggio composto da case, volte, viuzze e muri in pietra locale con la chiesa parrocchiale e il piccolo cimitero adagiati nella parte più alta del paese. Ma è nel periodo estivo che grazie alla quasi totale ristrutturazione delle abitazioni il paese si rianima di villeggianti e residenti che in questo luogo mantengono ancora vivi anche se solo per un piccolo periodo dell’anno l’impegno, la volontà e la grande passione di tornare il più possibile nel luogo dove molti di loro sono nati e cresciuti.

In questo luogo inoltre vennero al mondo i predecessori del grande maestro Toscanini. Artana m.1138 s.l.m. piccolissimo agglomerato composto di case in pietra, una chiesa con il cimitero, stalle, sorgenti, ma a differenza del paese di Bogli, troviamo ancora una famiglia che vive in questo luogo per tutti i giorni dell’anno. Il piccolo paese una volta era provvisto di mulino ad acqua, nei pressi del Rio Fosso Curle poco distante all’abitato.

Il sentiero parte dal piazzale vicino alla chiesa parrocchiale, attraversa la via principale del paese, incontrando alcune sorgenti e segue una curva di livello che costeggia il Fosso Curle attraversando immensi boschi di faggio che ci conducono in circa 40 minuti a Case Borgonovo ovvero “U Bucalou”, perfettamente a metà strada dal paese di Bogli.

In questo sperduto e isolatissimo luogo, troviamo una casa in sasso, di fronte a noi si staglia la mole isolata del Monte Alfeo, mentre ai nostri piedi digradano in maniera quasi inaccessibile vecchie faggete; in lontananza si sente il fragore dell’acqua del torrente Boreca che ormai da milioni e milioni di anni scava attraverso la durissima roccia dell’Appennino il suo tortuoso percorso che lo accompagnerà fino nella valle Trebbia.

In questo luogo ha vissuto per una vita intera Marziano Rossi il Nitto.. Il Nitto era una persona straordinaria, all’età di 97 anni viveva solo in questa casetta, per tutti aveva una battuta, un aneddoto da raccontare.. e di certo non gli mancavano, vista la vita travagliata che ha vissuto: da quando faceva il ciabattino a Genova a quando durante la guerra gli bruciarono la casa la vigilia di Natale, ma anche racconti più semplici: dai ghiri o dalle faine che aveva vicino a casa, agli ululati del lupo che sentiva lontano e nonostante l’età, sia le forze sia la memoria non lo abbandonavano, potevi vederlo nel bosco a fare legna o poteva parlarti di come sono nati gli Appennini!!!

Questo era il Nitto, un uomo amato da tutti, ora la Val Boreca ha perso un suo tesoro, non lo rivedremo più muoversi agile tra quei boschi, ma resterà sempre nel cuore di tutte quelle persone che hanno avuto la grande fortuna di conoscerlo. Proseguendo il sentiero anche se stretto, costeggia parecchi muretti a secco di controripa e sottoscarpa, testimonianti l’opera di spietratura dei terreni coltivati fino agli anni sessanta, ormai rimboschiti dalle essenze spontanee, fino a raggiungere una piccola cappelletta della Madonna e infine dopo pochi minuti si giunge al paese di Bogli.

Lunghezza dell’itinerario km 4 Artana m. 1138 s.l.m. – Bogli m. 987 s.l.m.

Corso di ornitologia
9 ottobre 2009 ore 21.00, Prima lezione del corso di ornitologia!
Scarica il modulo informativo da qui

LA PANORAMICA Brallo di Pregola (PV)
27 settembre 2009

Da Brallo di Pregola m. 950 slm. si percorre il sentiero passando da Pian del Lago fino a giungere al bivio per Dezza, da dove, procedendo sulla destra, incomincia la strada bianca che corre lungo il confine tra la Lombardia e l'Emilia Romagna e dalla quale si gode di uno splendido panorama, avendo sulla destra la valle Avagnone e sulla sinistra la più nota val Trebbia. Il primo tratto del sentiero è immerso nel bosco, di latifoglie, di conifere o misto, permettendoci di udire il canto di innumerevoli uccelli passeriformi e di imbatterci nelle piste lasciate dal capriolo (Capreolus capreolus) o negli insogli indicanti la presenza del cinghiale (Sus scrofa).

Quando ad un certo punto si abbandona il bosco la vista può godere dei panorami di tutto rispetto che questa passeggiata è in grado di offrire, soprattutto sono l'imponente profilo del Monte Lesima (m.1724 slm) e la maestosa sagoma del Monte Alfeo (m.1651 slm) a stagliarsi nel cielo allorchè si porga lo sguardo verso Sud-Ovest. Se lo scenario lontano che ci viene offerto è meraviglioso lo stesso si può dire per il paesaggio che avvolge il sentiero, fatto di vecchi campi e pascoli che con l'abbandono delle attività umane lasciano pian piano spazio a giovani alberi e soprattutto in un primo momento agli arbusti quali ad esempio il biancospino, la rosa canina e le ginestre. Questi arbusteti rappresentano un ambiente molto interessante per ciò che riguarda l'avifauna, sia in inverno sia d'estate infatti possiamo imbatterci in specie interessanti che trovano qui il loro habitat.

In inverno le bacche di alcune essenze arbustive rappresentano una riserva di cibo fondamentale per la sopravvivenza soprattutto dei turdidi (Turdus ssp.) i quali in parte giungono dal Nord Europa per trascorrere da noi la stagione fredda, aggiungendosi quindi a quelle specie o popolazioni stanziali. Sarà perciò semplice osservare qualche tordo sassello (Turdus iliacus) insieme alle numerose e rumorose cesene (Turdus pilaris) entrambe specie presenti qui solo in inverno che si aggiungono ai tordi bottacci (Turdus philomelos), alle tordele (Turdus viscivorus) ed ai merli (Turdus merula) che si fermano anche per nidificare. Se quelle sopra citate sono specie relativamente comuni e facili da osservare a queste latitudini lo stesso non si può affermare per altre specie. Ne è un esempio il tordo golanera (Turdus atrogularis), del quale venne trovato un individuo morto il 24 novembre del 2005 proprio in questi terreni. Si tratta di una specie di comparsa accidentale in Italia (18 segnalazioni in totale prima di questa) e ovviamente ancor più rara in Lombardia; questo per dire che nella grande quantità di specie comuni a volte capita di trovare anche specie rare. La presenza di numerosi contingenti di tordi è testimoniata anche dalla gran quantità di capanni utilizzati per la caccia a questi passeriformi. Con l'arrivo della stagione riproduttiva, molti di quei tordi che erano presenti in inverno migrano verso Nord lasciando il posto ad altri passeriformi provenienti dai quartieri di svernamento; potremo allora ammirare le livree dell'averla piccola (Lanius collurio), della sterpazzola (Sylvia communis) provenienti dall'Africa Sub-Sahariana ma anche di specie che non si sono allontanate così tanto in inverno come gli splendidi zigolo muciatto (Emberiza cia) e zigolo giallo (Emberiza citrinella). Il percorso prosegue fino al paese di Colleri, qui, si incrocia la strada Provinciale che porta a Ponte Organasco, si piega a destra su strada asfaltata in direzione Brallo per circa 1 km. L’itinerario svolta a sinistra e poi ancora a destra in direzione del cimitero di Colleri, da qui il percorso abbandona la strada asfaltata e diventa sentiero, costeggia nella parte bassa il cimitero e raggiunge la frazione di Feligara in circa 20 minuti. Poco prima della piccola frazione si incontra una bellissima fontana “La fontana dell’arbio” ristrutturata recentemente, si prosegue attraversando la frazione per risalire nuovamente sulla Provinciale. Incrociata la Provinciale, si raggiunge il paese di Brallo di Pregola in circa 50 minuti.

RITROVO A VARZI PIAZZA DEL MERCATO ORE 8,45
Si consiglia: Pranzo al sacco, mantellina impermeabile, felpa, scarponcini da trekking.
Lunghezza itinerario: km 11
Dislivello: m. 509 in salita e m. 532 in discesa
Difficoltà: E
Periodo consigliato: tutto l’anno, consigliato nel periodo invernale con ciaspole.
Cartografia 1.10.000: CTR Regione Lombardia

Le Rocche del Reopasso
Crocefieschi – Biurca Nord
13 settembre 2009

Il Reopasso è forse la Montagna più caratteristica delle Valli Scrivia e Vobbia, queste rocche costituiscono una cresta frastagliata composta da conglomerati e cioè ciottoli arrotondati e cementati tra loro.

Da Crocefieschi m. 700 s.l.m. (segnavia quadrato giallo vuoto), si sale verso la chiesa del paese e si prosegue in direzione Cappella della Madonna della Guardia, poi su sentiero che segue una curva di livello per poco più di mezzora costeggiando le prime e possenti creste. Arrivati presso una piccola selletta si devia bruscamente a destra procedendo in ripida salita (facendo molta attenzione!!) verso la cima della Biurca Nord m. 941 s.l.m. meta della nostra escursione, con un’ascesa di circa 100 metri.

Tra le vette della Biurca Nord e la Biurca sud, è posizionato un piccolissimo bivacco, merita però una visita per la sua particolare collocazione a strapiombo sulla Val Vobbia. A poche centinaia di metri in direzione Nord si trova un’altra vetta chiamata “Carega do Diao” la sedia del diavolo a m. 957 s.l.m. dove il panorama è ancora più strepitoso con vedute mozzafiato sulla Val Vobbia e sulle vette Appenniniche come Ebro, Chiappo, Cavalmurone, Legnà, Buio, Antola e la Valle Scrivia con il paese di Busalla e i monti Leco e Tobbio, il Santuario della Madonna della Guardia e nelle giornate limpide il Mar ligure.

Molteplici le leggende legate a questi luoghi, dal boscaiolo, di nome Ometto, che chiedeva l’aiuto del diavolo per risalire i pericolosi sentieri con il suo carico di legna, oppure racconti di biscaioli che la sera tornando al paese di Crocefieschi, incontravano un grosso e feroce cane con gli occhi infuocati mentre il suo guaito risuonava attraverso le fenditure delle rocche. Così come incontri casuali con fate (poco prima di Crocefieschi esiste un bellissimo castagneto chiamato “Il bosco delle Fate”, spiriti e alcuni avvistamenti di strane luci nei boschi circostanti.

Lunghezza km 5 circa
Dislivello m.300
Ritrovo a Brignano Frascata (AL) ore 8.30 oppure Crocefieschi (GE) ore 9.45

Caldirola-Monte Giarolo
2 agosto 2009

Tranquilla passeggiata adatta a tutti, che dal paese di Caldirola sale alla vetta del Monte Giarolo.

Dal parcheggio della Colonia Provinciale di Caldirola m.1079 s.l.m. si sale in direzione Nord Ovest aggirando il vecchio cancello in ferro vicino alla Colonia e si prosegue in salita tra pascoli e boschi di faggio, raggiungendo in circa 50 minuti la vetta del Monte Gropà m1446 s.l.m. dove è collocato il nuovo Rifugio custodito.

Si prosegue in direzione Nord prima in leggera discesa e poi in salita attraversando il crinale tra le valli Curone e Borbera fino a raggiungere il Monte Giarolo m. 1473 s.l.m. Il Monte Giarolo è il simbolo della Val Curone, sulla vetta è posizionata una statua in bronzo raffigurante il Redentore che nel 2001 ha sostituito la vecchia statua in bronzo e rame posizionata nell’anno 1901.

Di quassù lo sguardo si perde sulle quattro province: Alessandria, Pavia, Piacenza e Genova, naturale crocevia di culture e tradizioni che ancora oggi vivono nella tradizione gastronomica, come nell’arte e nella musica.

Programma:

Ore 9,30 ritrovo a Brignano Frascata (AL)

Lunghezza del percorso: KM.6,5 andata e ritorno

Quota di partenza: m.1079. Quota di arrivo: m.1473.

Quota massima: m.1473

Dislivello m 436 circa in salita

Dislivello m 412 circa in discesa


NOTTURNA IL PASSO DELL’AQUILA


09 agosto 2009 - Dalla frazione di Bozzola nel Comune di Valverde a Oramala (PV)

Il Monte Verde (m.785 s.l.m.) è vincolato a Parco Locale di Interesse Sovracomunale, la cui estensione iniziale era di ettari 33 è stato ampliato a ettari 330. Presenta una vegetazione mista, arborea ed erbacea con esemplari di roverelle e castagni secolari. L’Università di Pavia ha ritenuto salvaguardare alcune specie di farfalle mediante la creazione di un apposito Giardino delle Farfalle. La strada discende tra le stazioni della Via Crucis, poste ai suoi lati, fino a raggiungere l’incrocio situato sulla sella di valico denominata Croce di Verde da cui si diramano strade e sentieri per otto direzioni. L’itinerario prosegue in direzione Sud con una strada a fondo naturale da cui si vede il paesaggio di Valverde caratterizzato dalla presenza di prati e boschi interrotti da alcuni calanchi con torrioni e guglie scolpiti dall’erosione nell’arenaria, dove nidificano rapaci di varie specie. Dopo aver percorso alcune centinaia di metri, si giunge ad un bivio con una strada che si stacca a sinistra e porta in direzione della spianata sulla quale sorgeva il castello di Monfalcone, del quale rimangono ora soltanto alcune parti di muri che fuoriescono dal terreno rimboschito.

L’itinerario procede con la strada di destra che sale, tra muri a secco di controripa e di sottoscarpa, testimonianti l’opera di spietratura dei terreni coltivati fino agli anni cinquanta, ormai rimboschiti da essenze spontanee miste di carpino, frassino, roverelle e noccioli, fino ad arrivare nei pressi della sommità di Monte Bruno (m 865 s.l.m.) dove predomina il bosco ceduo di castagno. In direzione Ovest è possibile vedere in lontananza l’imponente castello di Oramala che si erge sui contrafforti della media valle Staffora. Procedendo su un tratto pianeggiante che attraversa una pineta si giunge nel punto di confine dei Comuni di Valverde, Val di Nizza e Varzi chiamato dei “Tre Termini”. Tre Termini è il sito contraddistinto da tre pietre naturali, poco sporgenti dal terreno e quasi insignificanti, ma che indicavano oltre ai tre confini comunali, anche il termine delle faticose salite, di andata e ritorno, percorse settimanalmente dagli abitanti delle vallate, carichi di merci e bestiami da vendere al mercato di Varzi o carichi di beni colà acquistati per le necessità familiari. Un tempo, nel cavo di un grosso tronco di castagno secolare, veniva allestito, nel periodo estivo, una dispensa di bevande per gli assetati viandanti.

Dopo un buon tratto di sentiero quasi pianeggiante, tra boschi di castagni, una breve salita ci porta al punto più alto del percorso sul monte Cucco per poi proseguire lungo il crinale tra le valli Staffora e Nizza. Nei pressi dei ruderi della casa Ariassa si incontra la strada provinciale Casa Ponte – Varzi da percorrere a sinistra, per 400 m, fino al paese di Oramala dominato dall’omonimo castello( m 758). Giunti al castello, visita alle prigioni, ai saloni e salita alla torre.

Il ritorno verso le 24 verrà effettuato con trasbordi che ci riporteranno al luogo di partenza.

Programma:

Partenza da Bozzola m 690 s.l.m. ore 21,00

Arrivo castello di Oramala m 758 s.l.m.

Lunghezza percorso km 7

Si consiglia: scarponcini da trekking e nello zaino felpa e mantellina impermeabile.
Obbligatorio: torcia elettrica

Tutti i dettagli e mappe nella legenda: sentieri – Valli Staffora e Tidone- Il passo dell’Aquila

 


FERROVIA VOGHERA VARZI


Sabato 7 marzo ore 17,30

Presso Ufficio territoriale e di informazioni turistiche di Codevilla ( PV) la Pietra Verde presenterà il lavoro di recupero del tratto della vecchia ferrovia Voghera-Varzi ( tratto Voghera -Codevilla )con la proiezione di filmati storici. Interverranno sull'argomento le l'Assessore al Turismo e Attività Termali della Provincia di Pavia ( Renata Crotti ) , l'Assessore allo Sport del Comune di Voghera ( Maurizio Schiavi ) e l'Assessore del Comune di Codevilla ( Lino Lugano ). Per ulteriori informazioni scarica il volantino in PDF da qui


CAI di Benevento - Il cammino dell'Arcangelo (via Micaelica)

Il Gruppo di ricerca “Terre Alte” del Club Alpino Italiano (Area C.M.I.) , aderente alla Rete dei Cammini, ha il piacere di presentare “Il Cammino dell’Arcangelo”, l’antica via che univa Benevento, capitale della Longobardia minore, a Monte Sant’Angelo, la città in cui è situata la Grotta Santa dell’Arcangelo Michele.

Il percorso che si effettuerà dal 24 aprile al 3 maggio 2009, realizzato attraverso carrarecce, sentieri e mulattiere, fa parte del più grande progetto che prevede in un prossimo futuro la congiunzione fra Roma e Monte Sant’Angelo, segmento importante della Via Micaelica, (Mont Saint Michel- Sacra di San Michele in Val di Susa- Monte Sant’Angelo sul Gargano).


Presentazione
Nato nel 1991 nell’ambito del Comitato Scientifico del Club Alpino Italiano, il Gruppo di ricerca “Terre Alte” si occupa della ricerca, dello studio e della catalogazione dei “Segni dell’uomo”, dalle più semplici emergenze architettoniche agli antichi percorsi, sia di pellegrinaggio che di comunicazione.
Nel 2005 nasce l’idea della ripresa della Via Micaelica o Cammino dell’Arcangelo, percorso unitario lungo l’antica Traiana da Benevento al Gargano che, con il Cammino di Santiago di Compostela e con la Francigena, è stato una delle direttrici viarie più importanti di pellegrinaggio del medioevo.
L’idea viene tramutata in progetto da Vilma Tarantino e Michele del Giudice, rispettivamente delegati di Terre Alte su Benevento e Foggia.
Dopo anni di ricerca dei “Segni dell’uomo”, finalmente il Cammino è stato completato.

Il Progetto
Il progetto della Via Micaelica che da Benevento, “Città Santa” della Longobardia minore, giunge a Monte Sant’Angelo, luogo scelto dall’Arcangelo Michele come sede del suo culto terreno ( V sec.), prevede un percorso su sentieri o sterrate che (evitando per quanto possibile le strade asfaltate) attraversa monti e valli del Sannio, dell’Irpinia e della Daunia per giungere al Gargano con n° 9 tappe di circa 20/25 km ciascuna:
1. Benevento – Raccolta Pellegrini, presentazione del programma (24 aprile 2009 - ven);
2. Benevento – Pietrelcina – inaugurazione e percorso (25 aprile 2009 - sab);
3. Pietrelcina - Buonalbergo –(26 aprile 2009 - dom);
4. Buonalbergo – Ariano Irpino /Aequm Tuticum (27 aprile 2009 - lun);
5. Aequm Tuticum - Troia (28 aprile 2009 - mar);
6. Troia – Lucera (29 aprile 2009 - mer);
7. Lucera – San Severo (30 aprile 2009 - gio);
8. San Severo - Santuario di Stignano
9. Santuario di Stignano - San Giovanni Rotondo (2 maggio 2009 - sab);
10. San Giovanni Rotondo – Monte Sant’Angelo (3 maggio 2009 - dom).
11. Convegno finale e consegna degli Attestati di partecipazione

 

L’Organizzazione
Il progetto prevede il partenariato attivo di tutti gli Enti Pubblici e Privati dei territori attraversati; in prima istanza le Regioni Campania e Puglia, le Province di Benevento, Avellino e Foggia e i Comuni di Benevento, Pietrelcina, Buonalbergo, Ariano Irpino, Troia, Lucera, San Severo, San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo.
L’organizzazione della manifestazione inaugurale del Cammino prevede:
- alla partenza della prima tappa, i rappresentanti pubblici e religiosi delle tre Province interessate, taglieranno il nastro che ufficializzerà il “Cammino dell’Arcangelo” consegnando ai pellegrini il simbolo del percorso (una piuma?) ed a ciascuno il suo passaporto; (credenziale)
- alla partenza di ogni tappa la benedizione del Pellegrino da parte del religioso locale e il saluto del rappresentante delle Istituzioni pubbliche del luogo;
- a metà di ogni tappa si prevede, da parte delle Istituzioni territoriali, l’accoglienza povera del Pellegrino (pane, formaggio, olive, acqua, vino..) realizzata simbolicamente nel luogo più rappresentativo del percorso;
- a fine di ogni tappa, luogo di pernottamento dei Pellegrini, le Istituzioni territoriali organizzeranno uno spettacolo musicale-teatrale-religioso significativo che coinvolga gli abitanti del luogo;
l’arrivo a Monte Sant’Angelo avverrà con l’accoglienza, così come alla partenza, da parte delle Istituzioni pubbliche, religiose e private dei territori attraversati.

Pubblicizzazione
Dopo i contatti e gli accordi sottoscritti fra CAI – Terre Alte e le Istituzioni locali, sarà prodotta una brochure che illustrerà l’evento.
Il CAI – Terre Alte sta pubblicizzando il progetto in tutte le sue Sezioni e Sottosezioni presenti sul territorio Italiano (n. 799 con circa 304.000 iscritti) e presso tutte le Associazioni simili in Europa.
Saranno contattate le televisioni locali e nazionali.

Conclusioni

Il progetto del Cammino dell’Arcangelo fa parte di un programma più ampio che prevede, nell’immediato futuro, il raccordo dei sentieri da Roma e Monte Sant’Angelo in una prospettiva internazionale che da Mont Saint Michel giunge a Monte Sant’Angelo.
Il percorso viene segnalato anche alla Rete dei Cammini, l'organizzazione che raccoglie le più importanti associazioni di pellegrini a piedi in Italia.


ADESIONE PIETRAVERDE
3 maggio 2009 giornata "Rete dei Cammini"
La nostra Associazione ha aderito all'iniziativa con un'escursione in località Montacuto (Val Curone AL) già inserita nel programma delle nostre passeggiate.
Per ulteriori informazioni scarica il modulo allegato da qui.